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Quino e la sua Mafalda. Cinquant’anni d’ironia contro il potere

Il disegnatore argentino Quino racconta la sua lunga carriera. E la nascita del suo personaggio più famoso: la ragazzina terribile che negli anni Settanta fu ‘azzittita’ dalla dittatura di Videla. Ma ancora oggi conquista i lettori con il suo humour e la capacità di ‘smascherare’ il mondo degli adulti 

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«Se Mafalda è ancora così attuale, se i problemi a lei tanto cari continuano a parlare alle persone di ogni età, significa che il mondo è sempre lo stesso. Anzi, se qualcosa è cambiato, è in peggio. La guerra continua ad essere sempre da qualche parte. C’è sempre una crisi economica nel nostro Paese, qualunque esso sia. E tutti vogliamo sempre risposte sincere dai nostri genitori, o da chi pensiamo possa farne le veci: lo Stato, la società o la scuola. Continuando a ottenere delle bugie, più o meno benintenzionate. Solo che non ci sono più padri che hanno le risposte. Insomma, il mondo è sempre più malato e la minestra piace sempre meno ai bambini».

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Sebbene abbia lasciato tracce profonde nell’immaginario collettivo, la sua avventura non è durata a lungo. Nel 1973, dopo dieci anni di pubblicazioni quotidiane, Quino smette di disegnarne le strisce. «Ad un certo punto mi sono veramente stancato», ricorda. «Non ce la facevo più a dire tutto quello che non andava, a passare il mio tempo in un continuo atteggiamento di denuncia. Il momento in cui ho deciso di mettere fine alle sue avventure, è coinciso poi con l’inizio di un periodo nero per l’Argentina. Quello dei sequestri, delle sparizioni, della dittatura. Il regime militare ha rafforzato la censura. Anche volendo, non avrei mai potuto continuare».

Ma anche dopo la deposizione di Videla l’autore non ha mai avuto intenzione di ricominciare a raccontare le storie della sua pestifera creatura. Le sue rare apparizioni dopo gli anni Settanta sono legate alla promozione dei diritti umani: come la Mafalda che si vede in un manifesto del ministero degli Esteri argentino per celebrare il quinto anniversario della fine della dittatura (1988).
Ma perché non riprendere a disegnarla? Certo, i tempi erano ormai cambiati. Il periodo storico nel quale era nata Mafalda non ha avuto eguali: la guerra del Vietnam, papa Giovanni XXIII, i Beatles, il femminismo. «Sembrava davvero che qualcosa potesse cambiare, che l’immaginazione potesse arrivare al potere», ricorda Quino. «In realtà, niente di questo è accaduto e, dopo, nulla è stato più come prima. Custodisco ancora il desiderio che il mondo possa essere diverso: ma non ne ho più la speranza, ormai. Prendiamo l’esempio del mio Paese. Non si può dire che l’esperienza della dittatura non abbia fatto crescere uno spirito più democratico. Non è stato tutto dimenticato, però esiste il problema del peronismo. Ormai è al governo, all’opposizione…insomma, sono tutti pero nisti e litigano tutti tra di loro. È tutto così confuso. Sono sessant’anni che non cambia una virgola».

Mafalda

 

Quino festeggia quest’anno anche i sessant’anni della sua carriera di disegnatore. Che non è stata solo Mafalda. «Ma mi sono rassegnato al fatto che tutti mi parlino e mi chiedano ancora di lei», ammette malinconico. «È un po’ come “Per Elisa”: tutti la conoscono dalle suonerie dei cellulari, ma pochissimo hanno ascoltato la vera musica di  Beethoven». Quello della musica è un mondo che affascina Quino. Ha sempre disegnato ascoltando la radio, ricorda: «Mozart, Bach, Beethoven sono i compositori che amo. Ho un po’ più di difficoltà con la musica contemporanea, che peraltro apprezzo molto. Ma proprio non capisco quei brani dove c’è un suono ogni due minuti».

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Armato di matita e inchiostro, l’autore argentino ha cercato per anni di capire la natura umana. Tutti i suoi disegni esprimono questo sguardo indagatore, disincantato, eppure innamorato degli uomini. Con un’immagine muta, Quino è stato capace di raccontare un intero universo, di far breccia nel cuore di una situazione ben precisa rendendola universale. E lo fa con pochi tratti di disegno e pochissime parole. Qual è il suo segreto? «È un segreto vecchio come il mondo! Molti scrittori hanno avuto bisogno di poche parole per descrivere cose complicatissime. Mica sono tutti come Balzac! Si dice che anche dio abbia creato il mondo in sette giorni… Insomma, non ho inventato nulla». Poi però una spiegazione la trova: «Sono cresciuto con il cinema muto, quella è stata la mia scuola. Quando viaggiavo da una parte all’altra del mondo, mi è capitato spesso in aereo di guardare almeno un film. E l’ho sempre fatto senza il suono, perché volevo vedere se solo con le immagini riuscivo a capire la storia».

basta

Il 29 settembre la piccola Mafalda ha spento le sue cinquanta candeline e con lei rendiamo omaggio alla carriera del grande disegnatore argentino Joaquín Salvador Lavado, in arte Quino.

 

fonte: http://espresso.repubblica.it/visioni/2014/02/24/news/mafalda-cinquant-anni-d-ironia-contro-il-potere-1.154732#gallery-slider=1-154738

One comment
  1. Ai Madrinha,Cada vez mais comee7o a acreditar que somos muooooioto parecidas e que temos qq ligae7e3o… je1 hoje tinha pensado exactamente o mesmo que tu… “comee7o a ficar preocupada com a Anya”Ne3o sei o que se passa… qualquer coisa foi, ela ne3o de1 noticias he1 imenso tempo!Je1 a piquei le1 no blog dela mas ne3o obtive resposta… sere1 que aconteceu alguma coisa? Espero que seja sf3 stress dos exames!BeijokasSe eu souber de alguma coisa digo-te, e tu faz o mesmo ok?

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